Il grande squalo bianco vive nell'Adriatico, ma sta diventando sempre più raro. Questo è in realtà
Il grande squalo bianco nell’Adriatico: uno spettacolo sempre più raro e una brutta notizia per l’ecosistema
Il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) vive da secoli nell'Adriatico e nel Mediterraneo, ma oggi lo si vede raramente. Un nuovo studio del Prof. Alen Soldo e Cemal Turan rivela che gli squali mediterranei appartengono a una popolazione isolata geneticamente più vicina a quelle australiane, il che li rende in grave pericolo di estinzione. Il loro numero sta diminuendo e ora si trovano più spesso in acque più profonde e fredde, dopo il tonno rosso, la loro preda principale. Il cambiamento climatico influenza ulteriormente questi cambiamenti.
Spostamento dell’habitat e meno attacchi
In passato, i grandi bianchi venivano regolarmente avvistati lungo le Isole Baleari, Malta, l'Adriatico e il Mar di Marmara. Oggi gli avvistamenti avvengono a sud della Sicilia, nel Golfo di Gabes e nell'Egeo turco. La loro dipendenza dalle migrazioni del tonno spiega questo cambiamento: una volta vicino alla costa, ora seguono la pesca del tonno in acque aperte.
Anche il numero degli attacchi umani è diminuito in modo significativo. Nell'Adriatico orientale, dal 1868 ad oggi, si sono registrati 71 avvistamenti e 6 attacchi mortali, l'ultimo nel 1974. Curiosamente nessun cittadino croato è mai rimasto vittima, l'ultimo attacco, non mortale, è stato registrato nel 2008 vicino a Vis quando venne morso un sub sloveno.
Problemi relativi ai dati e richiesta di protezione
Uno dei problemi principali risiede nei dati inaffidabili, per lo più basati su rapporti casuali e frequenti identificazioni errate con altre specie di squali. Gli scienziati sottolineano quindi l’urgente necessità di un monitoraggio sistematico e di una cooperazione internazionale.
Conclusione dello studio
La popolazione del grande squalo bianco nel Mediterraneo sta diminuendo, ma allo stesso tempo i loro modelli migratori stanno cambiando a causa dei cambiamenti climatici e della disponibilità di prede. Le analisi mostrano che evitano le acque più calde di 18 °C, il che significa che il riscaldamento dell’Adriatico potrebbe perderle completamente. La scomparsa di questa specie significherebbe non solo la perdita di un’icona marina, ma anche un duro colpo per l’equilibrio dell’ecosistema mediterraneo.
Fonte: Index.hr